Community italiana di Medium, che fine hai fatto?

Una domanda che affligge lo scrittore italiano medio di questa piattaforma.

È passato un mese dalla mia iscrizione a Medium. All’inizio tutto bellissimo, ho scovato tante interessanti letture e ho approfondito temi che prima non avrei mai preso in considerazione.

Ho migliorato il mio inglese e ho scritto diversi articoli, cercando di non dimenticarmi, nel frattempo, da che paese provenissi. Perché si, la piattaforma funziona, mi piacciono diverse cose, ma trovo assurdo che debba per forza costringermi a fatica a leggere argomenti, a volte talmente banali da uscire con il mal di testa per una lettura di tre minuti, in una lingua che non mi appartiene.

Conosco l’inglese. Scrivo e parlo in maniera discreta questa lingua, ma per uno che scrive, che si esprime tramite questo medium (che caso!), è difficile poter descrivere ampiamente un argomento, o anche solo una sensazione, senza dover stare per ore dietro ad un dizionario, perché magari non si trova la parola giusta o il modo giusto per dirlo.

È una questione culturale. La lingua è un mezzo di comunicazione. L’inglese è sicuramente la lingua più parlata al mondo, ma voglio sentirmi a casa e godere di un buon articolo scritto bene, che esprime passione verso un certo argomento, più che cercare affanosamente di voler credere che fare l’uomo di mondo, riducendo di tantissimo la propria personalità, sia il modo giusto di approcciarsi a questa avventura.

Perché poi ci abbassiamo a questo. Possiamo conoscere a memoria la grammatica inglese, ma ci sono modi di dire, di fare, di pensare, che vanno oltre al semplice accostamento di frasi. Se la risposta a tutto fosse scrivere in un’unica lingua non avrebbe senso il nostro pianeta.

E allora mi chiedo, sarà solo così per me? Perché su Medium scrivono tutti in inglese e quelli che non lo fanno, sono davvero pochissimi. Gli italiani sembrano scomparsi: si nascondono dietro guidette da quattro soldi oppure hanno completamente abbondonato la piattaforma.

Se ne salvono pochissimi, che per le logiche strutturali della piattaforma sono come invisibili — ho dovuto faticare per trovare persone che trattassero certi temi e che non avessero scritte roba che risale al 1518.

La realtà è che se non scrivi in inglese non guadagni e non vieni notato. Un vero peccato, perché la piattaforma ha tantissime potenzialità e può essere davvero un ottimo trampolino di lancio per molti scrittori.

Se tutti iniziassero a smetterla di trattare temi che attraggono persone solo perché hanno un titolo accattivante, o perché ti promettono di guadagnare millemila soldoni in 30min, bhe, si potrebbe prospettare davvero un grande bel cambiamento per questa piattaforma.

La aprirei con maggior felicità e ne godrei i frutti — come anche tutti coloro che ora stanno leggendo questo articolo, in una lingua “difficile” come l’italiano.

Perché se apro Medium voglio leggere di cultura, arte, fotografia, sport ecc… e non farmi bombardare da articoli irrilevanti come “3 consigli per vincere al superenalotto”, per carità, interessantissimo, ma passo volentieri oltre.

Nel mio piccolo ci provo. Ho già iniziato da qualche giorno. Ho limitato di tantissimo i miei interventi in inglese e sto scrivendo nella mia lingua. Chiamatemi troglodita, ottuso o reazionario. Lo accetto. Ma quando scrivo così sto bene, so di star esprimendo tutto me stesso. Perché allora non ci provate pure voi?

Ho 23 anni, una smodata passione per la fotografia e una sadica attrazione verso le imbarazzanti inconsuetudini della vita. Mi trovi pure The Street Rover.

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